Diamo a Cesare quel che è di Cesare
Permetteteci una nota, perché il tam tam mediatico che si è generato dopo la produzione delle valvole per i respiratori che abbiamo realizzato con le stampanti 3D sta prendendo un via sempre più lontana dalla verità.
Innanzitutto, è vero: abbiamo ricevuto una telefonata, ci è stato detto che nell’ospedale di Chiari mancavano le valvole per i respiratori e le persone stavano morendo. La via ordinaria, quella dell’approvvigionamento di pezzi di serie non era praticabile per una semplice ragione di tempo.
Che dovevamo fare?
Avete presente nei film, quando qualcuno sta per cadere nel burrone? Di solito in quel momento arriva il protagonista e gli lancia una corda, ma questa corda si sfilaccia…e il tempo corre. Non crediamo che in quel momento ci si facciano molte questioni sul fatto che la corda sia a norma, o che sia di altri. In quel momento si pensa solo a salvare chi sta cadendo. Poi, una volta al sicuro, col fiatone e l’adrenalina che cala, si può ragionare.
Ecco, ci siamo trovati in quella situazione. C’erano delle persone in pericolo di vita, e abbiamo agito. Punto.
Ora, a mente fredda, ragioniamo.
In primo luogo, non chiamateci, come alcuni hanno fatto, eroi. Certo, delle persone stavano per morire, ma abbiamo fatto solo il nostro dovere. Rifiutarsi infatti non sarebbe stato un atto vile, ma omicida. Lungi da noi.
Non chiamateci, come alcuni hanno fatto, geni. Il genio semmai è tale Venturi, che ha individuato il principio fisico che noi ci siamo limitati ad applicare, come qualunque altro ingegnere avrebbe fatto. Non c’è genio nel pezzo di cui tutti parlano, c’è solo applicazione di un principio fisico.
Ma ora permetteteci anche di mettere a tacere delle parole che stanno volando oltre le nostre intenzioni, e oltre il nostro controllo: non abbiamo alcuna intenzione di lucrare su questa situazione, non abbiamo intenzione di usare i disegni o il prodotto oltre la stretta necessità che ci ha obbligato ad agire, non abbiamo intenzione di diffondere il disegno. Ma non solo: in questo tempo in cui l’opinione pubblica è molto suscettibile, Vi preghiamo di non scagliarvi contro alcuno. Se noi abbiamo agito velocemente è solo perché con delle stampanti 3d si può tentare rapidamente una piccola produzione che invece nella scala industriale sarebbe impossibile. E, infine, ci sia permesso di dire anche che certe cifre che vediamo girare non sono assolutamente veritiere: non vogliamo entrare nel dettaglio, perché il costo di un pezzo non è quello del peso di un mucchietto di plastica: entrano in gioco tempo dei professionisti, costi di materiali, energia ecc. Insomma, il costo è qualcosa di complesso, ma lasciateci custodire il segreto, e non sappia la destra cosa fa la sinistra.
Semplicemente vorremmo che di questa storia rimanesse solo una cosa: la comunità, fatta di un ospedale, un giornale, una squadra di professionisti, ha fatto una corsa contro il tempo ed ha salvato delle vite. Tutto qua.
Il resto - diritti, certificazioni, costi e polemiche - dovrebbe tacere di fronte all’innegabile superiorità del sacrosanto diritto alla vita. Se non condividete non chiedete a noi, ma alle persone che - grazie al cielo - respirano ancora.
Grazie comunque a tutti per il sostegno. Mi avete scritto in tantissimi, oltre 2000 credo, non so se riuscirò a leggere tutto e ringraziare tutti. Concentriamoci sui veri eroi, quelli che salvano vite, che fanno 16 ore di turni in ospedale e sono giorno e notte di fianco ai malati ed elogiamo loro. Un grazie di cuore.